L'edificio, situato al centro del paese a pochi metri dalla chiesa,
è stato costruito dagli abitanti di Dolonne. Coloro che avevano
partecipato ai lavori, sia dal punto di vista economico che con la propria
mano d'opera, avevano dei diritti sull'utilizzo della struttura che venivano
tramandati da generazione in generazione.
Coloro che non avevano partecipato alla costruzione dell'edificio per
usufruirne dovevano pagare ed inoltre la loro partecipazione veniva decisa
dagli altri abitanti aventi diritto durante delle riunioni nelle quali
si inserivano in un sacchetto delle fave che poteva essere bianche o nere.
Nel caso in cui le fave bianche erano maggiori alle fave nere, l'interessato
poteva accedere alla latteria.
Ogni giorno venivano portati per la lavorazione circa di 700 litri
di latte.
Il casaro incaricato procedeva alla lavorazione del latte di ogni famiglia
in base alla quantità che ognuna di essa portava; veniva ospitato
per pranzo dalla famiglia per la quale stava lavorando.
Dal latte veniva tolta la panna che serviva per fare il burro e con
il latte magro che avanzava veniva fatto un formaggio di seconda scelta.
Alcune famiglie si potevano permettere di lavorare il latte appena munto
per la produzione di fontina.
Il burro prodotto doveva durare per tutto l'anno e non essendoci surgelatori
o frigoriferi, veniva fuso e conservato in appositi contenitori. Le donne
del paese spiegano che il burro era fuso al punto giusto solamente quando
ci si poteva specchiare dentro.
Oggi la latteria è inutilizzata dopo essere stata affittata
a privati per uso magazzino per parecchi anni.